Incontro con Diana Verde Nieto pioniera di un concetto del lusso sostenibile

Incontro con Diana Verde Nieto pioniera di un concetto del lusso sostenibile

Da Krug Champagne a IWC Schaffhausen, da Kiehl’s fino a House of Garrard, i grandi protagonisti del mondo del lusso contano sulla sua azienda per stimare il loro impatto ambientale e sociale sul pianeta. Living It ha incontrato Diana Verde Nieto, cofondatrice e amministratore delegato di Positive Luxury, potente organismo che riconsce col premio ‘Butterfly Mark’, quelle aziende che operano in modo virtuoso.

Living It: Diana, cos‘è il “Butterfly Mark”?

DVN: Butterfly Mark è un marchio/logo registrato che distingue coloro che rientrano nella nostra comunità #brandstotrust. Durante gli acquisti garantisce con una etichetta che quella casa è seriamente impegnata in criteri di sostenibilità.

C‘è anche una esclusiva interattiva: clicando sul Butterfly Mark si scopre l’impegno virtuoso dei produttori. Questi rappresentano la loro attività responsabile come il sostegno a una fondazione o utilizzando materiali riciclati.


IWC Schaffhausen_Da Vinci Watch

Per aggiudicarsi questo distintivo di affidabilità le aziende devono sottoporsi ad una valutazione molto rigorosa che esamina la sostenibilità da un punto di vista olistico e include la governance, il contesto sociale e ambientale, l’innovazione e la filantropia.

I marchi devono soddisfare almeno all’80% i requisiti previsti per essere inclusi alla comunità Positive Luxury oltre a fornire adeguata documentazione. La valutazione va ripetuta ogni anno sulla base di rinnovate linee guida e i marchi devono ripresentarsi e dimostrare il loro continuo miglioramento.


Passavant & Lee

LI: Come le è venuta questa idea?

DVN: Positive Luxury è ispirata dall’ambizione di stimolare i marchi a fare meglio e i consumatori a comprare meglio. Prima di fondare Positive Luxury lavoravo come consulente per la sostenibilità per grandi aziende. Presto ho capito che per cambiare lo status quo dovevo passare a marchi di lusso perchè il lusso è sostanzialmente sostenibile.

Sei anni fa insieme alla mia cofondatrice Karen Hanton, grande imprenditrice – è lei la creatrice della ristorazione on line Toptable – abbiamo deciso di dedicarci ai brand di lusso col nostro progetto. Volevamo semplificare al pubblico la ricerca di marchi che condividessero i loro stessi valori adoperando la tecnologia come strumento.

Positive Luxury Butterfly Mark from Positive Luxury on Vimeo.

LI: Cosa intende dire quando afferma che “il lusso è intrinsecamente sostenibile”?

DVN: Mentre ci siamo imbarcate in questo viaggio gli orientamenti del lusso sono cambiati. Il lusso non è una cosa brillante o lucido, o lo sfoggio di un marchio. Il lusso in un certo senso è molto umano, parla della comunità: bei prodotti, grande artigianato, design fantastico, con al centro una coscienza sociale ed ambientale. E’ ciò che io chiamo esclusività inclusiva.

Inoltre, l’industria del lusso non è basata sulla produzione di massa e quindi le case hanno maggiori risorse per investire in settori come le catene di fornitori, materiali e procedure aziendali. L’industria del lusso ha il potere e l’influenza per trainare gradualmente il mutamento su scala globale.

LI: Il nostro motto a Living It è “il lusso è uno stato della mente”. Lei concorda con l’affermazione?

DVN: Il lusso sposa sia il prodotto che l’esperienza. Oggi i clienti sono molto navigati, non solo in termini di vacanze o pranzi, si aspettano un servizio di qualità; essere trattati da persone non come un numero. Sentire che se qualcosa va storto, qualcuno ti aiuterà davvero a risolvere il problema. Questo è cio’ che l’industria del lusso fa brillantemente.


Wildfitness

Penso che i consumatori oggi siano molto piu’ consapevoli a livello sociale ed ambientale. Non si tratta di acquistare l’ultima borsa o un vestito ma scegliere prodotti che dureranno. Oggi parliamo di ‘lusso consapevole’; un pezzo d’invesimento che puoi tenere e farne tesoro negli anni a venire.

LI: Quali aree del settore del lusso devono essere migliorate per proteggere l’ambiente e quali sono coloro che operano bene?

DVN: E’ una domanda difficile perchè la questione sociale e ambientale non è una tappa che le aziende possono dire di aver raggiunto senza bisogno di fare piu’ dell’altro, si tratta di una agenda permanente. Ci sono sempre campi in cui si puo’ migliorare e non solo per le aziende che possono fare meno sforzi, ma perché il contesto cambia di anno in anno. La sostenibilità è molto simile alla tecnologia – costantemente aggiornata, costantemente migliorata e sempre innovativa.

LI: A livello personale cosa l’ha spinta a fare questo?

DVN: Quando abbiamo iniziato sei anni fa, la gente non parlava di trasparenza al momento dell’acquisto. Volevo offrire una vera comprensione di quel che fanno i marchi; dal modo in cui realizzano i prodotti alle origini dei loro materiali e la governance aziendale.

{font-size:26px;font-weight:bold;font-family:gotham,serif;} “Personalmente l’idea che le imprese del lusso possano avere un ruolo nel miglioramento del mondo è assolutamente fondamentale affinchè questo diventi un posto migliore”.

Sono cresciuta sotto la dittatura in Argentina, quindi i diritti umani sono diventati la mia passione fin dalla giovinezza. La mancanza di informazioni, la segretezza, la minaccia con l’idea che nulla può essere trasparente sono tutte cose che ho rifiutato.

Nella mia carriera ho cercato di sposare l’ambizione commerciale con la dedizione all’etica e a quel che è giusto. Inoltre ho una sensibilità per il profilo corretto delle cose e credo che le imprese dovrebbero agire per il bene. Se tutti facciamo la nostra parte possiamo creare un ‘effetto farfalla’ e migliorare insieme il mondo. Ecco perché faccio quello che faccio.

Living It sostiene positivamente questo stato della mente. Seguite i nostri social media col nostro hashtag #livingitluxe per il luosso consapevole.